Accogliamo le risposte che arrivano?

Questa volta il video che vi propongo è tratto dal film Angel-A di Luc Besson. Un film splendido che vi consiglio vivamente di vedere perché offre vari spunti di riflessione interessanti sull’amore che ognuno di noi ha bisogno quotidianamente di darsi. La scena che trovate qui offre una possibilità di approfondimento ad una importante domanda: siamo sicuri che quando chiediamo aiuto a qualcosa che è più grande di noi (e che ognuno è libero di chiamare come vuole) siamo in grado di comprendere e accettare la risposta? Il protagonista del film è un uomo in difficoltà che utilizza la bugia compulsiva e sistematica per coprire una vita fuori equilibrio e senza calore. Quando decide di farla finita e si prepara a lanciarsi da un ponte, rivolge un ultimo sguardo al Cielo e gli rivolge le fatidiche domande che forse a volte anche noi abbiamo fatto, sicuramente in situazioni meno estreme “Perché mi hai abbandonato? Perché non rispondi mai alle mie domande?” A quel punto, a fianco a lui, compare una donna che compie il suo stesso gesto e si butta dal ponte. L’uomo interviene per salvarla e appena sono fuori pericolo, si arrabbia con lei, sgridandola per non averlo lasciato in pace in quel momento e per aver deciso di compiere quel gesto proprio dove voleva farlo lui. In realtà, come si capisce poi nel resto del film che non voglio qui anticipare, quello è stato il suo primo incontro con il suo angelo custode che Dio ha messo lì per lui per stargli accanto e dargli supporto.

E questa scena mi ha fatto riflettere al fatto che molto spesso, quando chiediamo un aiuto, implicitamente sappiamo già qual è il solo aiuto che vogliamo. Tutto il resto semplicemente non lo vediamo e non gli diamo valore. Nella realtà invece, come insegnano i grandi mistici, la preghiera è fare la domanda e poi restare in silenzio per accogliere qualsiasi tipo di risposta, avendo fiducia che quella che arriverà è la migliore per noi. Cosa implica però tutto questo? Oltre alla fede, è necessaria avere la capacità di essere umili. Quando infatti pensiamo che siamo solo noi a sapere quello che è meglio per noi e tutto il resto non conta, esageriamo nel nostro senso di superiorità e ci mettiamo in un piano di dominanza rispetto alla Vita. Ma la Vita esiste da molto più tempo della nostra piccola esperienza e pensare di sapere totalmente qual è il modo migliore per realizzare quello che vogliamo è un atto di superbia che non ci pone nella posizione di poter prendere. Infatti, se agiamo in questo modo, non siamo in grado di poter apprezzare i piccoli gesti che ogni giorno riempiono la nostra giornata e che sono apposta lì per confortarci e per soddisfare quel bisogno che abbiamo espresso. In un altro bellissimo film, che ora anticipo solamente ma sul quale a breve scriverò un post, che si chiama The Shack, viene raccontata la storia di un bambino che da piccolo veniva picchiato dal padre e che da grande deve affrontare un lutto grave nella sua famiglia. Per affrontare questo dolore, gli viene offerta la possibilità di incontrare Dio, Gesù e lo Spirito Santo. E’ stato bellissimo vedere che quando il personaggio di Dio è entrato in scena era rappresentato dalla stessa donna che era la sua vicina di casa da piccolo e che lo accoglieva in casa, gli faceva trovare la torta appena fatta e gli dava quel calore di cui aveva bisogno e che non riusciva a trovare nella sua famiglia.

In quante persone e in quanti gesti ogni giorno troviamo la risposta a quello che abbiamo chiesto senza rendercene conto?

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