Alice o una carta della Regina di Cuori?

In questa simpatica scena tratta dal bel film Phoebe in Wonderland, viene affrontato uno dei temi, a mio avviso, più importanti della nostra educazione: omologarsi ad uno standard giudicato “vincente” oppure far esaltare la propria individualità che, a volte, può discostarsi di molto dal pensare comune.

Nella scuola di Phoebe, viene messa in scena l’opera “Alice nel Paese delle Meraviglie” e tutte le bambine si candidano per fare il ruolo della protagonista per la disperazione della originale insegnante di teatro. Fino a che, ad un certo punto, spunta un bambino, innamorato della recitazione, che, rompendo gli schemi, si propone per una parte “sorprendente”.

Questa scena in realtà, si ripropone tutte le volte nelle quali, anche da adulti, ci sforziamo di fare qualcosa che non ci appartiene perché è quello che la “società” si aspetta da noi, e perché se dichiariamo che in realtà vogliamo fare altro, come il Bianconiglio che corre sempre, o una carta della Regina di Cuori, veniamo criticati e derisi.

Rincorriamo un modello convinti che sia il migliore ma in realtà ci siamo mai chiesti se avere tanti persone che recitano il “ruolo di Alice”, cioè della protagonista, faccia il bene della persona prima e della collettività poi? Che senso ha essere in sette miliardi se poi tutti dobbiamo rincorrere la stessa “parte”?

Nelle popolazioni tribali dell’Australia, ogni persona viene invitata a trovare il suo talento e manifestarlo. In questa ricerca, ha del tempo a disposizione per ascoltarsi e per sentire quale può essere il suo personale contributo alla società e quando lo ha trovato, viene fatta una cerimonia durante la quale, si presenta con questo nuovo ruolo alla comunità e questo viene sancito con l’attribuzione di un nuovo nome, che la persona si sceglie in autonomia.

E questo processo continua durante tutto l’arco della vita. Se sente che nell’andare avanti, emerge un altro talento che vuole condividere, può farlo perché si ritiene che la comunità in questo modo diventi più ricca. A me questa scena del film, ha fatto sentire ancora più forte l’importanza di ascoltarsi e di sentire e di realizzare cosa vogliamo essere nel profondo e di stimolare chiunque incroci la mia strada, a fare lo stesso.

E’ vero che siamo tutti Uno ma è anche vero che in questo Uno, tutti abbiamo la possibilità di dare il nostro personale contributo che renda il Tutto più ricco.

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