Il corpo e la memoria corporea

E’ possibile che nel corpo sia scritta la nostra memoria? Quando portiamo consapevolezza nel suo sentire, è possibile riuscire ad entrare in contatto con questi ricordi per accoglierli e scioglierli?

Spesso se ascoltiamo il nostro corpo, possiamo percepire comportamenti o posture che possono risultare anche non funzionali rispetto all’esperienza che stiamo vivendo in quel momento. Un caso che mi è successo alcune volte e che forse può avere coinvolto altre persone è la classica passeggiata al mare fatta con amici a conversare e a rilassarsi che si trasforma in una sorta di gara di jogging inconsapevole perché non riesco ad abbassare il ritmo del mio camminare. E quando mi è successo mi sono chiesta: ma perché non riesco a rallentare??

Questa domanda mi ha permesso di ascoltarmi nel processo e di capire che in realtà lo faccio perché nei processi mentali che metto in atto mentre passeggio e parlo, sono sempre in tensione perché tendo a rivivere schemi passati e questo nel mio corpo origina la necessità di rispondere a questo stato di stress, attivando il sistema simpatico.

La Psicoterapia Funzionale di Luciano Rispoli parla chiaramente di questo collegamento. Tra i tanti apporti che lo studio del corpo ha dato alla psicoterapia, uno dei più importanti è stata la scoperta di una vera e propria memoria corporea o meglio di una complessa e articolata memoria periferica che ha una vita spesso indipendente dalla memoria centrale. Questa memoria è costituita da tracce di eventi del passato, soprattutto di eventi che hanno ostacolato uno sviluppo pieno del Sé del bambino, interferendo con la soddisfazione dei suoi bisogni fondamentali e con la protezione necessaria per arrivare in modo pieno ed armonico all’età adulta.

Le tracce di questa memoria periferica si trovano ad esempio nelle posture che assumiamo, come le spalle sempre alzate e contratte quasi a sorreggere pesi enormi o la testa sempre abbassata in uno stato di remissività oppure movimenti abituali come muovere continuamente i piedi e le gambe quasi ad indicare una difficoltà di prendere energia dal suolo oppure movimenti continui senza posa quasi ad indicare di non stare mai a proprio agio con sé stessi, fino ad arrivare al respiro.

Un respiro mozzato può essere la conseguenza di una paura che blocca il diaframma, un respiro che va verso l’alto, nella parte alta del torace potrebbe mostrare una spinta inconsapevole all’affrontare il mondo di petto senza concedersi nessuna sosta. Il permanere di questi tipi di movimenti o atteggiamenti “sclerotizzati” rappresenta un vero e proprio ricordo di eventi trascorsi. Ma non è un ricordo inteso in senso tradizionale, relegato a scende precise del passato, bensì è un ricordo che agisce nel presente, che condiziona il funzionamento complessivo della persona, e quasi sempre a sua totale insaputa.

Anche l’articolo che potete leggere qui e pubblicato sulle Scienze, edizione italiana di Scientific American, sembra avallare questo stretto collegamento tra il corpo e la capacità dell’uomo di ricordare. Infatti, durante un esperimento condotto da un team di ricercatore in Svezia è emersa la prova che chi non riesce a stare nel proprio corpo quando vive una qualsiasi esperienza, fa maggior fatica a ricordarla in pieno, con relativi problemi di memoria episodica.

Ma come possiamo fare quindi per entrare in contatto con le memorie che sono presenti nel nostro corpo, dialogarci fino ad arrivare a poterle sciogliere e trasformarle? La risposta che appare scontata e troppo semplice è a mio avviso portare consapevolezza e attenzione al nostro corpo, iniziando un dialogo continuo con lui in maniera che ci faccia capire cosa va bene per noi oggi e cosa non va più bene.

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