Un istante di eternità

Alcuni giorni fa mentre guardavo il film “I sogni segreti di Walter Mitty” mi sono imbattuta in questa scena che mi ha fatto riflettere. Ormai si legge ovunque che è importante vivere il momento presente, che è l’unico che abbiamo veramente, che è un dono e che proprio per questo si chiama presente ma il pensiero che mi è venuto guardando questa scena è: certo è facile calarsi intensamente nel momento presente quando stiamo guardando un animale bellissimo e difficilissimo da incontrare dal “vivo” ma quando il momento presente invece non è così raro o così bello o così intenso? Quando siamo immersi nel nostro peggior incubo o semplicemente quando stiamo vivendo qualcosa che non ci piace, come si fa??

Immagino che ognuno di noi a questa domanda abbia una risposta diversa ed anche io fino a poco tempo fa ne avevo una che partiva subito come fosse un programma che un pilota automatico metteva dentro di me senza rendermene conto: darmi da fare in tutti i modi possibili per cambiare la realtà e farla diventare come volevo che fosse. E così partiva lo stress per cercare le varie strade, la fatica per cercare di seguirle tutte e l’ansia perché se qualcosa non fosse andato come volevo, la gran parte della mia energia sarebbe andata vanificata. Ed in tutto questo mio “agire” non ero mai veramente calata nel presente ma proiettata nel futuro per ipotizzare i vari scenari o nel passato per riflettere su ciò che era andato male per evitare che accadesse di nuovo. E se invece il presente servisse proprio a capire che non c’è nulla da fare ma semplicemente da vivere in un ascolto profondo di sé stessi?

Siamo noi che attribuiamo un valore, un giudizio al presente in base a quello che pensiamo sia giusto avere, o sentire o provare nella nostra vita. E allora quando il presente non ci rimanda tutto quello che noi vogliamo di più bello, non va bene, è frustrante ed allora è meglio trovare strade palliative che ci permettono di non viverlo a pieno. Forse non va cambiato il presente quanto i filtri con i quali lo guardiamo e che probabilmente sono gli stessi che ci hanno portato a crearlo così. Quali sono le condizioni profonde che ci portano a creare la nostra realtà? Qual è il dialogo interiore che abbiamo sempre con noi stessi? Quali sono le parole che siamo abituati a ripeterci durante la giornata? Rispondendo a queste domande possiamo già riuscire a capire dove va la nostra attenzione e quindi la nostra energia. Va verso la stima, l’accettazione e la fiducia in noi stessi oppure va verso il giudizio, la critica e i doverismi continui? E se va verso la critica, come possiamo pensare che poi sia facile per noi accettare un presente che magari ci rimanda situazioni in cui pensiamo di non essere stati così performanti o bravi o all’altezza?

Il qui ed ora è tutto quello che veramente abbiamo e ritengo che per riuscire a vederlo sempre come un momento durante il quale siamo messi di fronte ad un animale bellissimo e rarissimo, anche quando invece stiamo semplicemente comprando il giornale, o guidando l’automobile, o in fila per pagare alla cassa del supermercato è entrare dentro di noi e piano piano accogliere fino a trasformare tutte le lenti con le quali lo guardiamo e che ci distorcono la sua bellezza più profonda…che è quella di essere un istante di eternità del quale noi facciamo parte.

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