Una copertina di Linus….al contrario!

Durante l’ultimo incontro del “Cerchio delle Possibilità”, ci siamo sperimentati intorno al tema della resa e del lasciare andare. Un passo importante questo che richiede l’adozione di una nuova prospettiva ossia che quello che ci accade, quell’emozione che ci “travolge”, quella persona che in qualche modo ci “attiva”, non è un nostro nemico, ma un tramite, uno specchio per poterci osservare. Il processo della resa quindi richiede per primo la capacità di non identificarci con ciò che ci accade perché l’identificazione implica che “io sono” quell’emozione, quella situazione e questo non consente nessun dialogo. Poi serve la possibilità di lasciarlo libero di fluire, di fargli fare ciò che vuole e di osservare ciò che ha da dirci. Solo in questo modo, quello che ci fa stare così male può modificarsi fino a dissolversi perché una volta che ha svolto il suo “compito”, non ha più bisogno di stare lì e può ritornare ad essere “energia che fluisce”. E qui arriva la parte forse più difficile da accogliere ma che in realtà, durante l’incontro, è stata quella più sorprendente e più gratificante. Quando ciò con il quale ci siamo così tanto identificati, viene sciolto e se ne va, resta il Vuoto. Una fantastica opportunità di ascolto del Nulla e contemporaneamente del Tutto. Una fase durante la quale c’è il recupero, il rilassamento, la pace ma nello stesso tempo, anche la percezione che ogni possibilità è a nostra disposizione: basta allungare la mano ed afferrarla. E qui forse sta l’inghippo! Se abbiamo la possibilità di accedere a tutto, cosa possiamo scegliere? Se siamo così tanto dentro a certi schemi, certe emozioni, certe sensazioni, spesso finiamo per identificarci così tanto con questi che facciamo fatica ad immaginare di poter “essere altro”. Diventano una copertina di Linus…al contrario. Ci offrono infatti protezione….dalla nostra possibilità di espansione. E qui mi viene sempre in mente la poesia di Marianne Williamson che dice:

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più”

La buona notizia per i presenti all’incontro e che qui voglio condividere con voi è che quando ci siamo sperimentati a contattare il “Vuoto”, sono arrivate emozioni come la gioia, il sentirsi connessi, sono arrivate intuizioni su ciò che oggi ci può essere utile sviluppare o fare di più, ci sono arrivate modalità di comportamento “nuove” o forse più in linea con quello che siamo ad oggi. E a me è arrivata forte la sensazione che quando lasciamo andare il nostro bisogno di controllare e di pensare di saperne di più della Vita e ci abbandoniamo al suo flusso, questa ci ripaga con attenzioni e amore. E questo semplicemente perché noi siamo Lei e Lei è in noi e allora come può la Vita volerci del male?

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